La Chiesa Romana ha sempre cercato di riportare nel proprio ambito gli anglicani intesi anche come clerici ordinati.
Nel 1878 viene eletto Papa Leone XIII° che cercò in ogni modo di far uscire la Chiesa Romana dall’isolamento determinato dalla perdita dello Stato Pontificio che con l’Unità d’Italia si era ridotto al solo Stato Vaticano , un ridimensionamento inimmaginabile per la Chiesa di Roma che aveva regnato per secoli su vasti territori in Italia.
Leone XIII° dovette affrontare un momento estremamente difficile non solo perché dopo mille anni era finalmente cessato il potere temporale del Papato ma anche per la ferma opposizione della scienza al blocco oscurantistico della Chiesa Romana.
In questo contesto di chiusura cieca e insensata Leone XIII° promulga la Bolla Pontificia Apostolicae Curae che conferma che la conversione alla Chiesa Romana degli ecclesiastici anglicani, vescovi, sacerdoti e diaconi, richiede la ripetizione del Sacramento dell’Ordinazione.
Alla fine del secolo scorso diverse Chiese anglicane chiedono di realizzare un unione con la Chiesa Romana a livello più alto e non per singole individualità che porterà nel 2007 la Comunione anglicana a proporre la piena unione con la Chiesa cattolica romana dopo che Papa Giovanni Paolo II aveva creato negli Stati Uniti parrocchie che celebravano liturgie della tradizione anglicana con sacerdoti prima anglicani.
Purtroppo questa apertura epocale avviene contemporaneamente alle spaccature nelle Chiese Anglicane per l’ordinazione episcopale femminile e la benedizione di coppie dello stesso sesso che creano nei dissidenti uno spostamento verso l’ortodossia Romana.
Nel 2009 viene realizzato un ordinariato personale per gli anglicani che si uniscono alla Chiesa cattolica Romana, annunciato in conferenze stampa contemporanee a Roma dal cardinale Levada, dall’arcivescovo di Canterbury Williams e dall’arcivescovo di Westminster Nichols a Londra.
Pochi mesi dopo viene scritta una costituzione apostolica con le norme integrative per gli ordinariati, permettendo ai fedeli anglicani di entrare in piena comunione con la Chiesa Romana portando con loro il patrimonio spirituale e liturgico e inglobando l’ordinazione come sacerdoti cattolici di chierici sposati già anglicani,