Anche in Italia il Codice Cavalleresco subisce molte trasformazioni e riedizioni sino al 1926 quando viene pubblicato quella che sarà sostanzialmente l’ultima rielaborazione italiana.
Si tratta di un testo redatto da Jacopo Gelli e pubblicato da Hoepli che era in quegli anni l’editore della Casa Reale dei Savoia e per questo ottiene attenzione e prestigio quasi fosse un documento ufficiale della Real Casa.

L’opera, liberamente fruibile dopo circa 100 anni, si occupa prima della definizione di specifici concetti come stabilire le caratteristiche della figura del cosidetto Gentiluomo, cosa s’intendesse per Leggi d’onore, Vertenze cavalleresche, il significato e la validità del Codice cavalleresco stesso, il concetto di Onore, la classificazione e definizione delle Offese di vario genere e la Squalifica o espulsione d’onore.
Dopo questa parte generale il Codice Cavalleresco del Gelli si articola in diversi capitoli che l’autor definisce libri.
Il primo libro è dedicato alla definizione di cosa fossero considerate offese, delle regole che stabilivano chi doveva considerarsi l’offeso e chi l’offensore, codificando tutte le eventuali divergenze in relazione alla loro gravità e le riparazioni richieste da ognuna cioè soddisfazione da duello, scuse e riparazioni di vario genere.
Il capitolo tratta anche dei casi più gravi parlando della preparazione del duello che inizia con il lancio della sfida e la sua accettazione o termina subito se ricusato anche se in questo caso in mancanza di specifiche validi motivi chi non accetta il duello viene considerato un codardo senza onore e non degno del rispetto altrui.
Il secondo libro è tutto dedicato ai duelli e al loro svolgimento meticolosamente descritto secondo regole rigide che devono sempre essere rispettate qualsiasi sia l’arma e le modalità, aaal prima ferita o sino alla morte, scelte.
Il terzo libro è dedicato alla risoluzione civile della divergenza e alla scelta del tipo di duello se la composizione della disputa non viene raggiunta dai padrini dei due contendenti che dovrebbero adoperarsi per evitare il duello eventuale.
Il quarto libro torna invece sui dettagli più minuti dello svolgimento del duello.
Il quinto libro illustra le figure e le competenze degli arbitri, dei tribunali d’onore e del giurì d’onore.
I sesto libro che conclude l’opera è una specie di allegato che riporta formule generalmente utilizzate nei duelli e uno specifico glossario dei termini cavallereschi.
Si nota subito come il testo di ben 335 pagine è praticamente tutto dedicato ai duelli con esclusione delle prime pagine e dell’allegato che trattano in generale della cavalleria con la definizione di termini specifici.
L’unica vera possibilità di ottenere soddisfazione da un’offesa o in una divergenza era considerata il duello che poteva essere eccezionalmente al primo sangue cioé veniva interrotto al momento della prima ferita, anche lieve, ricevuta da uno dei contendenti o anche da entrambi, ma più spesso si trattava di un duello mortale che prevedeva l’uccisione di uno dei partecipanti.
I duelli al primo sangue erano generalmente concepiti per spade e sciabole per le ingiurie minori mentre le pistole venivano utilizzate nei casi più gravi che rendevano il duello sempre mortale con l’uso delle micidiali armi da fuoco che a distanza ravvicinata non lasciavano scampo a chi veniva colpito per lavare le offese più gravi.
Naturalmente i duelli falsamente considerati cavallereschi sono stati abbandonati da tempo dalle leggi italiane che invece inizialmente contemplavano attenuanti anche in caso di uccisioni e, a volte, l’omicida veniva assurdamente assolto in modo molto simile alla considerazione che avevano un tempo, fortunatamente superata, questi delitti considerati d’onore.
Oggi un omicidio può essere considerato non punibile solo in caso di legittima difesa destinata a salvare la propria vita o quella di altri e questa circostanza chiaramente fortuita o obbligata non può certo essere mai trovata nello scenario di un duello.
Il gentiluomo
Interessante è invece nel Codice di Gelli la definizione di gentiluomo che recita: Gentiluomo è colui che, per una raffinata sensibilità morale, ritenendo insufficienti alla tutela del proprio onore le disposizioni con cui le patrie leggi tutelano l’onore di ogni cittadino, s’impone la rigida osservanza di speciali norme che si chiamano leggi cavalleresche.
Questa definizione non si sofferma affatto sulle qualità e sulle virtù che ogni gentiluomo dovrebbe possedere ma solo sulla sua attenzione a ricorrere alle regole cavalleresche e praticamente sempre al duello come mezzo di composizione di tutte le controversie gravi o futili.
Anche le leggi d’onore, sono esclusivamente legate alla tutela del proprio onore personale con rgole che conducono sempre al duello.
In conclusione il Codice cavalleresco del Gelli è solo una criminosa raccolta di norme per effettuare duelli mentre non si sofferma mai sulle virtù che fanno di un Cavaliere il difensore dei deboli e il paladino del bene, travisando completamente il vero Codice cavalleresco e quanto di buono introduce nella società con la propria visione altruistica di fedeltà ai principi e difesa dei deboli.
Se i gentiluomini devono solo occuparsi di tutelare il proprio onore dalle offese altrui possiamo tranquillamente fare a meno di queste inutili e patetiche figure così lontane eticamente dalla figura del Cavaliere.
Riportiamo comunque la possibilità di leggere il testo di questo Codice Gelli per curiosità perchè non ha nulla di nobile o cavalleresco e dovrebbe essere intitolato Codice dei duelli e non pomposamente e falsamente Codice Cavalleresco che è tutt’altro fortunatamente.
Quelli scritti da Gelli e pubblicati dalla società editrice della Caa Reale durante il Regno d’Italia sono testi spazzatura utili, evidentemente, a chi un secolo fa intendeva farsi giustizia da solo contro la diffamazione senza ricorrere alle leggi e alla giurisprudenza.
Se una comunità sociale deve avere e osservare regole queste devono essere dettate dalla ragione e dal cuore e non essere solo un insulso elenco di norme da seguire per futili motivi e generare duelli che possono ferire, mutilare o uccidere altri.
Per leggere questo sciocco testo privo di valore basta cercare online le parole chiavi 1926 Codice_Cavallersco_Italiano,_IT ma noi per i motivi già enunciati non riteniamo di inserire nei nostri spazi il link di questo infame testo così lontano dai nobili ideali della cavalleria.